Università, si riparte da lunedì con il sistema misto: il 50% delle lezioni in presenza

18/09/2020 16:50

Università, si riparte da lunedì con il sistema misto: il 50% delle lezioni in presenza

Università, da lunedì si riparte, ma con un modello misto: 50% di lezioni in presenza, 50% di didattica a distanza. "Le lezioni in presenza stanno riprendendo in tutte le università: alcune hanno iniziato, la maggior parte riprende lunedì prossimo; c'è un modello misto che prevede una occupazione delle aule al 50% e in contemporanea la didattica a distanza per raggiungere i fuorisede e gli stranieri ma anche coloro che non sono in grado di seguire le lezioni per vari motivi", ha spiegato il ministro dell'Università Gaetano Manfredi in un'intervista su Sky tg 24. "Si è cercato di privilegiare le matricole hanno bisogno di una guida più robusta ma stiamo cercando di garantire il massimo della sicurezza convivendo con la pandemia. Abbiamo imposto l'uso della mascherina anche durante le lezioni: è un fastidio ma i numeri nelle aule sono importanti. Tutte le aule sono state cablate per garantire un servizio di qualità". "I numeri del passato ci facevano temere una contrazione degli iscritti all'università ma l'intervento dello Stato - quasi la metà degli studenti non paga tasse o paga un minimo - ha fatto sì che i dati dicono che la riduzione delle immatricolazioni e degli iscritti non c'è. Il dato consolidato lo avremo però in ottobre. E' un motivo di soddisfazione, è il modo migliore per avere speranza e guardare al futuro", ha aggiunto il ministro dell'Università. "Le Regioni hanno scelto di aprire le discoteche in estate ma il risultato non è stato all'altezza e testimonia che la guardia non va abbassata", ha poi aggiunto Manfredi su Sky. "Da settembre tutti gli esami saranno in presenza ma tanti studenti chiedono di poter fare esami a distanza, molti stanno utilizzando la modalità mista in cui l'allievo può scegliere come fare l'esame. Le Università hanno aperto le aule studio e le biblioteche, tutto quello che si può fare per garantire la continuità didattica è stato fatto".

In alcune università, però, le direttive di Manfredi sarebbero state interpretate in maniera diversa. Alla Sapienza Università di Roma, per esempio, sulle modalità di imminente ripresa dell’attività didattica in vigenza del Covid-19 le massime autorità accademiche avrebbero deciso di avviare le lezioni in contrasto con le disposizioni di legge per l’emergenza sanitaria. Mentre al personale amministrativo, soprattutto quello “fragile”, infatti, è già concesso il lavoro a distanza, per i docenti il vertice dell’ateneo ha imposto un diktat: o tengono la lezione in presenza fisica, oppure si danno malati, escludendo così la possibilità di fare lezioni a distanza. E questo vale anche per i docenti in condizione di “fragilità”, stato formalmente attestato loro dal Centro di Medicina Occupazionale della stessa università. Si tratta di persone “fragili”, che hanno patologie mediche riconosciute (cardiache, oncologiche, ecc.), insomma a rischio se prendessero il Covid, ma che malate non sono per avere una specifica certificazione di malattia che giustifichi l’assenza. Così che questi docenti, e non sono pochi, in base all’attestazione del Centro di Medicina Occupazionale sono autorizzati a tenere le lezioni a distanza (modalità che in questi mesi ha conseguito ottimi risultati di efficacia e di apprezzamento, pure nelle sessioni di esame) e, quindi, a non essere fisicamente presenti. Anzi, non debbono proprio essere presenti in virtù di tale attestazione. Se fossero presenti, pertanto, violerebbero le disposizioni. Invece il top management universitario, incurante di questo, li obbliga ad una opzione drastica (o presente o assente malato) in contrasto con le facoltà riconosciute dalle disposizioni legislative in materia. Non solo. Mentre l’accesso alla cittadella universitaria è precluso a chi ha la febbre, il vertice accademico non ha sinora disposto adeguati controlli termici all’ingresso e, non ultimo, non ha dato disposizioni per l’obbligatoria sistematica sanificazione dei locali e delle aule, spesso affollate, e dei microfoni. Insomma, al momento non è prevista alcuna delle prassi metodologiche che il Governo nazionale ha disposto per tutelare la salute pubblica in presenza di questa pandemia e per contenerne la crescente proliferazione.

Con una lettera inviata ad ItaliaOggi, però, l'Ufficio stampa e comunicazione dell'Università La Sapienza di Roma ha precisato che "alla Sapienza le lezioni saranno erogate in presenza al 100%, conformemente alle linee di indirizzo del Ministero e della CRUI; sarà invece ridotta a metà la capienza delle aule, per garantire il distanziamento. Gli studenti potranno prenotare il posto a lezione in base a una turnazione settimanale che tiene conto della riduzione dei posti in aula. Per gli studenti che seguiranno da remoto, le lezioni saranno fruibili attraverso piattaforme di video-conferenza e di collaborazione con i docenti
-  l'istituto del lavoro agile, che prevede la priorità di accesso allo smartworking per le categorie di lavoratori fragili, riguarda il personale tecnico-amministrativo
-  i docenti in condizioni di particolare fragilità, che su disposizione del medico a tutela prioritaria della loro salute non possono stare in aula, possono svolgere attività integrative in modalità a distanza
- gli Uffici della sicurezza, con il supporto della Task Force COVID-19 della Sapienza, hanno recepito puntualmente le indicazioni in materia di prevenzione e protezione fornite dalle autorità competenti per garantire l'avvio in sicurezza di tutte le attività in presenza, in particolare per quanto riguarda la sanificazione delle aule e dei locali e per la misurazione della temperatura che, come avviene nelle scuole, deve essere misurata e autocertificata a cura dei singoli prima di accedere alla Sapienza".