Siria, l'artiglieria turca colpisce al confine con l'Iraq

di redazione Roma 08/10/2019 11:37

Siria, l'artiglieria turca colpisce al confine con l'Iraq

L'artiglieria turca ha colpito nella notte la regione nord-orientale siriana al confine con l'Iraq. Lo riferisce la Sana, l'agenzia governativa di Damasco, che mostra foto e video dei bombardamenti avvenuti nei pressi del valico frontaliero di Simalka, tra Iraq e Siria, e corridoio vitale per i rifornimenti militari e logistici della Coalizione anti-Isis a guida Usa e per le forze curdo-siriane. Questa notizia non ha trovato conferma da parte turca né dalle autorità curdo-siriane. Intanto la Turchia risponde agli Usa "non cediamo alle  minacce di nessuno".  "Il nostro messaggio alla comunità internazionale è chiaro. La Turchia non è un Paese che agisce sotto minaccia", ha ha detto il vicepresidente turco, Fuat Oktay, con riferimento alle parole del presidente Usa  Donald Trump su eventuali choc all'economia turca in caso il governo di Recep Tayyip Erdogan superi "i limiti" nell'imminente operazione militare contro le milizie curde dell'Ypg nel nord-est della Siria. Quando si tratta della sua "sicurezza, la Turchia segue la propria strada" e lo fa "a qualunque prezzo", ha aggiunto Oktay, intervenendo a una cerimonia di apertura dell'anno accademico ad Ankara. certo è che l'operazione militare turca nel nord-est della Siria, dove le forze Usa non sono più present, è imminente.. L'avvio dell'operazione è stata confermata nella tarda serata di domenica, dopo un colloquio telefonico tra il presidente americano Donald Trump e il presidente turco Recep Tayyp Erdogan. Gli Stati Uniti non saranno coinvolti nell'operazione e hanno però smentito che si tratterà di un via libera all'attacco turco ai curdi, come è stato spiegato ieri nella notte. "Nessun ritiro delle truppe Usa dalla Siria. Solo tra 50 e 100 uomini delle forze speciali nel nord della Siria sono interessati dall'ordine del presidente americano, che non vuole metterli in pericolo" , ha spiegato un funzionario dell'amministrazione Trump. "I militari Usa saranno dispiegati in altre basi. Non c'e' nessuna luce verde nei confronti della Turchia per un massacro dei curdi. Dire questo è da irresponsabili. Le azione decise dal presidente sono solo mirate a proteggere i nostri soldati", ha aggiunto il funzionario Usa.  Certo è che la Turchia, ha aggiunto la Casa Bianca, sarà responsabile nell'area per tutti i prigionieri dello Stato islamico. In particolare, lWashington ha annunciato che le truppe statunitensi abbandoneranno il nord della Siria prima che la Turchia lanci la sua incursione nella regione, da tempo pianificata, che potrebbe innescare lo scoppio di uno scontro con le forze curde, alleate degli Usa. "La Turchia sta per avviare la sua operazione di invasione nel nord della Siria. Le forze armate statunitensi non forniranno supporto o saranno coinvolte nell'operazione, e, data la nostra vittoria contro il Califfato dell'Isis, le nostre truppe non stazioneranno più nell'area", ha avvisato la portavoce della Casa Bianca, Stephanie Grisham. La dichiarazione, rilasciata nella tarda sera di sabato, segue una telefonota tra il presidente statunitense, Donald Trump, e quello turco, Recep Tayyip Erdogan. Ed è di ierii il tweet con il quale Trump sembrava avere annunciato di fatto il disimpegno totale degli Usa: "E' il momento per noi di sfilarci da ridicole guerre senza fine, molte delle quali tribali. E' il momento di riportare i nostri soldati a casa. Combatteremo solo dove avremo benefici, e combatteremo solo per vincere. Turchia, Europa, Siria, Iran, Iraq, Russia e i curdi dovranno risolvere la situazione e capire cosa voglio fare con i soldati dell'Isis catturati". Lo scorso anno, Trump era è stato costretto a fare retromarcia. I vertici militari statunitensi temono che la Turchia stia per scagliare un'incursione nel Nord della Siria ed innescare un confronto con i combattenti curdi. Dal resoconto della telefonata fornito da Ankara, si apprende che "i due leader hanno discusso sulla fattibilità della proposta zona di sicurezza nell'est del fiume Eufrate" e che il presidente Erdogan "ha ripetuto che la creazione di tale zona è cruciale per neutralizzare la minaccia derivante dai terroristi del Pkk-Ypg e per porre le condizioni per il ritorno dei rifugiati siriani nella loro patria". Il presidente Erdogan "ha espresso la sua frustrazione per il fallimento degli organi di sicurezza statunitensi di dar seguito all'accordo tra le due parti" e ha aggiunto che "i due leader si incontreranno a Washington il prossimo mese, su invito di Trump". Poi, poco fa il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha confermato oggi che le truppe statunitensi hanno iniziato a ritirarsi dalle loro posizioni nel Nord della Siria. "Dopo la nostra conversazione di ieri sera, come ha affermato il presidente (Donald Trump), il ritiro è iniziato", ha detto Erdogan ai giornalisti all'aeroporto internazionale di Esenboga di Ankara, prima della sua partenza per una visita di due giorni in Serbia. Le notizie provenienti dalla Turchia allarmano le Nazioni Unite che "si preparano al peggio". "Non sappiamo che cosa accadrà (...) Ci stiamo preparando al peggio", ha detto il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per la Siria, Panos Moumtzis, durante una conferenza stampa a Ginevra. L'Unione europea, "alla luce dell'annuncio della Turchia e degli Usa sulla situazione in Siria,  ribadisce la sua preoccupazione" e ricorda di avere sempre detto che "ogni soluzione a questo conflitto non può essere militare bensì deve passare attraverso una transizione politica, in conformità alla risoluzione Onu ed il comunicato di Ginevra nel 2014. "L'Ue ribadisce il sostegno all'unità, la sovranità e l'integrità