Italia diciottesima in Europa per digitalizzazione

di Luigi Chiarello 29/07/2022 07:45

Italia diciottesima in Europa per digitalizzazione

La digitalizzazione dell'economia segna il passo. L'Italia è appena diciottesima tra i 27 stati membri dell'Unione europea, pur essendo per dimensioni la terza economia dell'Unione.

Qualche progresso è stato compiuto negli ultimi anni, per far fronte alle complicazioni generate dalla pandemia; l'attenzione nelle politiche di governo è cresciuta, grazie all'istituzione di un dicastero della transizione digitale e all'elaborazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza che complessivamente vale risorse per 191,5 mld di euro, il 25,1% delle quali (cioè 48 mld) è destinato proprio alla transizione digitale.

Ad oggi, però, il Belpaese resta lontano dalle prime posizioni e i paesi competitor – cioè quelli che hanno massa critica imprenditoriale simile – lo sopravanzano: la Germania è tredicesima, la Francia dodicesima, la Spagna settima.

Lo rivela l'edizione 2022 dell'Indice di digitalizzazione dell'economia e della società (DESI), pubblicato ieri dalla commissione europea. Più in generale, ciò che emerge in tutta Europa è la difficoltà a colmare lacune in termini di competenze digitali, digitalizzazione delle pmi, diffusione delle reti 5G avanzate.

Le imprese, in particolare, stentano ad adottare tecnologie digitali fondamentali, come l'intelligenza artificiale (I.A.) e i big data. In più, l'infrastruttura di connettività (specie il 5G), necessaria all'erogazione di servizi e applicazioni altamente innovativi, ancora non è diffusa. Ma andiamo con ordine.

La condizione italiana. In primis, gli indicatori Ue rivelano che il paese, rispetto alla media Ue, sta colmando il divario in fatto di competenze digitali di base; nonostante ciò, oltre metà dei cittadini italiani oggi non ne dispone. La percentuale di specialisti digitali nella forza lavoro è inferiore alla media europea e le prospettive sembrano deboli, a causa del modesto tasso di iscrizione a lauree nel settore ICT.

Sul fronte connettività, il report Ue indica progressi in termini di diffusione dei servizi a banda larga e realizzazione della rete, ma carenze in termini di copertura delle reti ad altissima capacità (inclusa la fibra fino alla sede dell'utente): l'Italia è molto indietro rispetto alla media Ue e all'obiettivo del decennio digitale di una copertura universale entro il 2030.

Sul versante imprenditoriale, il 60% delle pmi italiane ha raggiunto almeno un livello base d'intensità digitale. L'uso dei servizi cloud ha registrato una considerevole crescita; cosa che colloca l'Italia in buona posizione e getta le basi per un decennio di digitalizzazione delle imprese; ma la diffusione di tecnologie cruciali come i big data e l'intelligenza artificiale è ancora molto limitata.

Altro ambito in cui lo Stivale deve recuperar terreno è la disponibilità online del 100% dei servizi pubblici principali per le aziende e i cittadini dell'Unione, a partire dalla piena fruizione dei fascicoli sanitari elettronici. Solo il 40% degli utenti web italiani fa ricorso ai servizi pubblici digitali, rispetto alla media Ue del 65%.

Luigi Chiarello