Il governo punta a riaprire i pozzi di estrazione del gas

di e Luigi Chiarello 23/06/2022 07:51

Il governo punta a riaprire i pozzi di estrazione del gas

Nel 2020 il gas estratto dall'Italia è stato pari a 4,4 miliardi di metri cubi, con un decremento dell'11,4% rispetto alla produzione 2019 (circa 4,5 mld di metri cubi), contribuendo così al fabbisogno nazionale per circa il 6,2%. Nel 2021 si è fatto anche meno: la produzione nazionale é stata addirittura di 3,5 miliardi di mq. Per avere un'idea del trend, nel 2000 la produzione di gas nazionale rappresentava circa il 20% dei consumi del paese.

Gran parte del gas estratto in Italia è ascrivibile alle 17 concessioni più produttive che hanno prodotto l'81% del totale, evidenziando così che la produzione nazionale è concentrata in una ridotta percentuale di concessioni attive. Di più: il 9% delle concessioni attive fornisce oltre l'80% della produzione nazionale.

I dati emergono da una risposta resa il 21 giugno 2022 dal ministero della transizione ecologica a un'interrogazione posta dal senatore Andrea De Bertoldi (FdI) in commissione industria del senato.

Nella stessa risposta, il dicastero guidato da Roberto Cingolani annuncia che il Gse avvierà presto le procedure per l'approvvigionamento a lungo termine di gas naturale di produzione nazionale, invitando al contempo i titolari di concessioni di coltivazione del gas a partecipare ai bandi. Insomma, a breve ci saranno le gare per l'incremento della produzione nazionale di gas.

Il ministero spiega anche che: «Un possibile celere contributo all'aumento delle produzione di gas nazionale» potrà essere apportato «intervenendo sulle concessioni in sospensione della produzione, che abbia già infrastrutture adeguate al riavvio delle produzione stessa, salvo eventuali minimi interventi tecnici». Tradotto: il governo punta a riaprire i pozzi e le piattaforme oggi in stand-by, perché non devono attendere i tempi autorizzativi e realizzativi necessari per eventuali ulteriori «trivellazioni». Proprio per questo, nel far fronte alle criticità generate dal conflitto russo-ucraino, il governo ha già varato il dl n. 17/2022 (convertito nella legge n. 34/2022), che all'art. 16 prevede la regolamentazione per riavviare i giacimenti in sospensione. E sempre per questo, il MiTe ha annunciato in senato che nelle prossime settimane verrà emanata la direttiva in base a cui il Gse avvierà le procedure per lo sblocco estrattivo; i concessionari potranno così manifestare interesse, comunicando al Gestore dei servizi energetici un programma per le produzioni 2022 – 2023, che saranno autorizzate entro 6 mesi.

I prezzi e le condizioni di vendita del gas saranno poi definiti con decreto del Ministero dell'Economia, di concerto con il Mite e con l'Arera. Ma già si sa che un terzo del gas estratto dai pozzi dormienti sarà riservato alle piccole e medie imprese.

I consumi. L'Italia, ogni anno, consuma 75 miliardi di metri cubi di gas in totale, di cui 16-17 sono per l'industria. Lo ha certificato due giorni fa l'Istat, sottolineando che il metano è la fonte di alimentazione più diffusa nel paese, sia per il riscaldamento (68%) sia per la produzione di acqua calda (69,2%). Secondo il report dell'Istituto nazionale di statistica sui consumi energetici delle famiglie nel 2021, rispetto al 2013 si registra un leggero calo delle fonti tradizionali e non rinnovabili (metano, gasolio, GPL) a vantaggio di energia elettrica e biomasse. I sistemi a energia elettrica rappresentano l'8,5% per il riscaldamento e il 16% per l'acqua calda. Le biomasse alimentano il 15% del riscaldamento e il 5,5% dell'acqua calda. Il solare ha ruolo residuale per l'acqua calda (1,4%).