Il bazooka per l’export spara a salve

di di Luigi Chiarello 23/05/2020 00:14

Il bazooka per l’export spara a salve

Il bazooka per l'export spara a vuoto. Anzi, non spara. A distanza di un mese e mezzo, cioè a 45 giorni esatti dal varo del decreto legge Liquidità (n. 23 dell'8 aprile 2020, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 94 dello stesso giorno), il ministero dell'economia e delle finanze non ha mai costituito quel «Comitato per il sostegno finanziario pubblico», che, stando al decreto, dovrebbe dare al dicastero un lasciapassare (seppur consultivo) per il rilascio delle nuove potenziate garanzie a copertura dei «rischi non di mercato».

Si tratta di garanzie finalizzate a sostenere l'export e l'internazionalizzazione delle imprese italiane che a norma del dl liquidità (in queste giorni al vaglio delle camere per la conversione in legge) sono:

- per il 10% a carico di Sace spa (posseduta da Cassa depositi e prestiti, a sua volta controllata dal ministero dell'economia);

- e per il restante 90% direttamente a carico dello Stato.

Bene, ad oggi il ministero dell'economia, oltre a non aver istituito la task force per il loro rilascio, non ha fatto neppure da sé. Cioè non ha emanato alcun provvedimento di autorizzazione a Sace spa per il rilascio diretto di queste garanzie.

Sace, infatti, è stata autorizzata dal decreto Liquidità ad assumere e rilasciare garanzie e coperture «in nome proprio e per conto dello stato» per supportare le banche nella concessione di credito alle imprese per l'export; questo perché i finanziamenti rischiano di non essere più garantiti dai privati per via dei rischi sistemici generati dall'emergenza Covid-19.

Per godere di questo ombrello le operazioni devono avere tre obiettivi:

- l'internazionalizzazione delle imprese italiane,

- la loro tenuta occupazionale (specie in comparti strategici per il paese),

- il sostegno a operazioni in paesi focus per l'Italia.

Per intenderci, stiamo parlando dell'articolo due del decreto legge n. 23/2020: quello che, stando all'annuncio reso dal presidente del consiglio, Giuseppe Conte, la sera del 6 aprile 2020, avrebbe dovuto sbloccare l'erogazione da parte delle banche di «200 miliardi per potenziare il mercato dell'export», dietro copertura dello stato. E che costituisce il secondo di due scudi sul credito: una volta in campo, andrebbe ad affiancare il primo strumento, denominato «Garanzia Italia», anch'esso affidato a Sace dall'articolo uno del decreto liquidità.

Quest'ultimo è finalizzato a concedere garanzie (a loro volta contro-garantite dallo stato) per coprire dai rischi altri 200 miliardi di finanziamenti bancari erogati alle imprese sul mercato interno (di cui 30 mld in favore delle pmi).

Totale: 400 miliardi di euro di prestiti privati, assicurati dallo stato, a cui (sempre in base alle dichiarazioni rese dal premier al varo del decreto liquidità), si andrebbero ad affiancare altri 50 mld in finanziamenti a pmi, autonomi e professionisti, garantiti dallo stato attraverso il fondo centrale di garanzia, gestito da MedioCredito Centrale (Mcc).

E allora, come vanno questi ultimi due strumenti? In base agli ultimi dati resi noti il 20 maggio scorso dalla «task force liquidità» – di cui fanno parte i ministeri dell'economia e dello sviluppo economico, Banca d'Italia, Associazione bancaria italiana, MedioCredito Centrale e Sace – il quadro è variegato. Andiamo con ordine, partendo dall'attività della Sace.

Garanzia Italia. Dopo un primo periodo di rodaggio, finalizzato a costruire il portale di interfaccia con le banche, i volumi delle garanzie concesse dalla controllata Cdp hanno raggiunto quota 152 mln di euro e sono relative a 17 richieste di finanziamento giunte dal mondo delle imprese. Invece, le operazioni in fase di istruttoria da parte delle banche sono circa 250, per un valore complessivo di 18,5 mld di euro di credito richiesto. Le banche accreditate sul portale Garanzia Italia ad oggi sono oltre 200. E Sace ha rivelato che, non appena una di queste presenta richiesta di garanzia, quest'ultima viene deliberata «entro 48 ore dalla ricezione, come accaduto per le 17 istanze fino ad ora ricevute e emesse in poche ore attraverso piattaforma digitale dedicata»

Fondo Pmi. Secondo i dati forniti da Mcc, le richieste di garanzie pervenute sono complessivamente 303.714. Il periodo preso in considerazione è quello tra il 17 marzo e il 20 maggio 2020; i finanziamenti richiesti, per un importo complessivo di quasi 13,85 mld di euro, sono in favore di imprese, artigiani, autonomi e professionisti.

In particolare, le domande relative alle misure introdotte coi decreti liquidità e Cura Italia (n. 18/2020) sono 301.240, pari ad un importo di circa 13,6 mld di euro. Di queste, 271.314 sono riferite a finanziamenti fino a 25 mila euro, con percentuale di copertura al 100%, per un importo finanziato di quasi 5,7 mld di euro; si tratta di prestiti erogabili dalle banche senza dover attendere l'esito definitivo dell'istruttoria da parte del gestore.

Moratoria mutui. Bankitalia ha rilevato presso le banche che, all'8 maggio scorso, le domande di adesione alle moratorie sui prestiti erano salite a quota 2,3 milioni, per un valore di 240 miliardi di euro.

Quasi il 44% delle istanze risultano provenire da società non finanziarie (a fronte di prestiti per 161 mld di euro).

Le domande delle famiglie, quasi 1,2 mln, riguardano prestiti per 74 miliardi di euro.

E sono cresciute rapidamente (poco più di 105 mila) anche le richieste di sospensione delle rate del mutuo prima casa (Fondo Gasparrini), il cui importo medio si riduce a circa 86 mila euro.

Bankitalia stima che, in termini di importi, circa l'80% delle domande o comunicazioni relative alle moratorie sia stato già accolto dalle banche, pur con differenze tra le varie misure; l'1% circa è stato sinora rigettato; la parte restante è in corso di esame.

I dati riassunti da Via Nazionale sono frutto di un monitoraggio condotto con cadenza settimanale. E la sua analisi non si ferma all'attuazione delle misure previste dai due decreti legge, ma si estende alle iniziative di categoria e alle offerte bilaterali fatte dalle singole banche ai propri clienti.

© Riproduzione riservata