Conte promette, ma i soldi non arrivano

di di Franco Bechis IlTempo 21/05/2020 08:23

Conte promette, ma i soldi non arrivano

Dopo 40 giorni avuti per scriverlo con tutta calma, una approvazione in consiglio dei ministri sette giorni fa con annessa conferenza stampa dai toni trionfali di Giuseppe Conte e dei suoi ministri questa mattina è in Gazzetta Ufficiale il decreto legge che doveva servire a dare 55 miliardi agli italiani nel mese di aprile a compensazione di attività chiuse, stipendi perduti e tanta disperazione. Niente entusiasmi, mi raccomando: le norme oggi sono in vigore, ma prima che i soldi arrivino nelle tasche a cui sono diretti, passeranno altre settimane.

Ad oggi il 20% dei lavoratori autonomi che ne avevano diritto stanno ancora attendendo quei maledetti 600 euro che dovevano compensare le loro perdite assai superiori a quella cifra sofferte per la chiusura delle loro attività nel mese di marzo. Addirittura il 15% dei lavoratori stanno attendendo l'assegno loro dovuto della cassa integrazione ordinaria di marzo. Quasi l'80% dei lavoratori non hanno visto ancora l'assegno di marzo della cassa integrazione in deroga. A ieri dei 400 miliardi di liquidità previsti dal decreto di inizio aprile sono stati erogati effettivamente poco più di 150 milioni di euro coperti da garanzie pubbliche della Sace.

Le pratiche avviate riguardano a ieri sera un ammontare di 12,2 miliardi, e di queste meno di 5 per le piccole aziende che potevano chiedere un finanziamento fino a un massimo di 25 mila euro. Dati che non lasciano dubbi: fin qui gli interventi salva-economia del governo Conte sono stati un fallimento che non ha precedenti.

Lo ha riconosciuto peraltro lo stesso presidente del Consiglio nell'ultima conferenza stampa, sostenendo che gli aiuti non arriverebbero perché si impigliano nelle maglie della burocrazia, cosa che cercherà di evitare «con un prossimo provvedimento sulla semplificazione». Non è gran rivelazione: è più o meno la scusa dietro cui hanno trovato riparo presidenti del Consiglio, ministri dell'Economia, ministri dello Sviluppo Economico, del Lavoro, delle Infrastrutture e così via lungo le legislature e i decenni. È un sistema rodato ormai: chi è al governo si pavoneggia in conferenze stampa su provvedimenti «poderosi», «straordinari», «incredibili» come hanno detto anche in questi due mesi. Passate le settimane siccome nessuno di quelli funziona, scaricano la colpa sulla burocrazia come fosse un'entità misteriosa e un po' nebulosa.

Si guardano bene dal dire che i «burocrati» sono null'altro che gli uomini che Conte & c si sono scelti per comporre gli staff di presidenza del Consiglio e dei ministeri. Gente che si è conquistata la loro fiducia e che poi scrive le leggi con i piedi perché più sono scritte male e chiaramente inapplicabili, più c'è bisogno dei loro consigli per dipanare la matassa.

Ma c'è una soluzione di rapidissima attuazione per abbattere questo presunto muro della burocrazia dietro cui si nasconde anche questo governo come molti precedenti: fare pagare chi fa le leggi in questo modo, e ancora meglio fare pagare chi si sceglie collaboratori che scrivono così male i provvedimenti.

Semplicissimo il procedimento: il governo Conte in un momento di massima urgenza approva due decreti legge da 80 miliardi di euro (uno da 25 e uno da 55)? Bene, finché non è giunto alla destinazione voluta l'ultimo di quegli euro, sono sospesi provvisoriamente i pagamenti delle indennità del presidente del Consiglio dei ministri (6.500 euro mese), dei ministri, dei sottosegretari e dei parlamentari che approvano quelle leggi oggi così inefficaci.

Appena giunti a destinazione quei soldi stanziati dal governo, riprenderanno a correre i pagamenti degli stipendi di tutta la tribù di Conte. Ancora meglio se ad essere sospesi saranno anche gli stipendi di tutti i loro collaboratori che hanno contribuito a scrivere e validare quelle norme. Vogliamo scommettere che in questo modo la burocrazia scomparirà in un baleno e che le leggi funzioneranno a bacchetta?

L'efficacia dei governi, la buona o la cattiva politica si può giudicare solo da questo, dalle leggi approvate che funzionano nei tempi previsti.

Non è tollerabile quanto è accaduto in questi due mesi, con l'Italia messa in ginocchio in parte per il virus, ma in gran parte dalle scelte governative. L'emergenza economica è appena iniziata, e non bastano i dpcm di riapertura a risolvere: gli esercizi commerciali stanno riaprendo, ma non hanno clientela per restare aperti e farcela. Serviranno comunque altri aiuti, e non possono non arrivare come è accaduto fino ad ora.

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