Stabile organizzazione occulta a casa del dipendente

di Matteo Rizzi 05/08/2022 07:56

Stabile organizzazione occulta a casa del dipendente

Stabile organizzazione occulta a casa del dipendente. La Guardia di finanza accerta per la prima volta come luogo dell'attività di impresa di una società multinazionale l'abitazione in cui vive il lavoratore. È quanto emerge dall'accertamento con adesione che si è concluso con il marketplace della moda Farfetch che ha versato 12 milioni di euro al fisco italiano. Le indagini del Nucleo di polizia economico-finanziaria del Comando Provinciale di Bologna (comandante Colonnello Fabio Ranieri), sotto la direzione della Procura della Repubblica di Bologna (sostituto procuratore Michela Guidi) e con la collaborazione della Direzione regionale Emilia Romagna dell'Agenzia delle entrate (direttore Rossella Orlandi) hanno fatto emergere l'esistenza e l'operatività in Italia della stabile organizzazione occulta del colosso online anglo-portoghese sin dal 2011. È il primo caso italiano di accertata esistenza di una stabile organizzazione occulta di una società estera operante nel settore dell'e-commerce il cui “fixed place of business” è stato ravvisato nell'abitazione dei dipendenti. Si tratta, senza dubbio, “di un'importante evoluzione della disciplina della stabile, che si inserisce in un più ampio processo di cambiamento strutturale, normativo e giurisprudenziale, tuttora in itinere”, spiega ad ItaliaOggi il maggiore Domenico Lisa della Sezione verifiche complesse del nucleo di Bologna. Le conclusioni a cui sono approdati, in sintonia, Guardia di finanza, amministrazione finanziaria, magistratura e la stessa Farfetch hanno portato a considerare l'abitazione di un soggetto, a certe condizioni, “a disposizione” dell'impresa estera. Conseguentemente, l'ufficio “casalingo”, oggi, può essere legittimamente ritenuto “stabile organizzazione materiale del soggetto estero nel territorio dello stato su cui si svolge l'effettiva attività imprenditoriale”, spiega la Gdf, con ciò producendo reddito imponibile nel nostro paese. La società, nel riconoscere l'impianto complessivo delle contestazioni e, comunque, in un clima di massima collaborazione ha già versato all'Erario, in un'unica soluzione, circa 12 milioni di euro per definire ogni pendenza con il Fisco relativamente agli anni dal 2015 al 2019. Contestualmente, si è impegnata - attraverso la costituzione di una nuova società di diritto italiano - a versare le imposte, anche future, dovute sulle provvigioni maturate sul territorio dal 1° gennaio 2020.

Le investigazioni hanno preso le mosse dallo sviluppo di “una complessa e articolata analisi di rischio” condotta sui principali modelli di business dell'e-commerce. In particolare, sono stati passati al setaccio oltre 400 Gigabyte di dati, tra cui 21.000 mail, 20.000 conversazioni via chat, 800.000 immagini, 22.000 file di testo e metadati attraverso i quali è stato possibile, tra l'altro, procedere alla geo-referenziazione dei soggetti e ricostruire le relazioni tra gli stessi. In particolare, la società estera, senza mai formalizzare la propria presenza in Italia, o assumere formalmente personale dipendente e avviare uffici e/o negozi, ha operato, “in maniera assolutamente occulta”, sfruttando le boutique affiliate che, “assumendosi ogni rischio, hanno messo a disposizione spazi fisici per lo stoccaggio di merce da vendere sulla piattaforma”.

E' stato possibile accertare che un team composto da agenti italiani (dipendenti della società inglese) aveva svolto attività determinanti per la gestione delle relazioni economico-commerciali, la negoziazione, la trattativa e la stipula di contratti con centinaia di boutique nazionali.

Matteo Rizzi