Scuola, è già chiusura: sciopero il 24 e 25 settembre e manifestazione il 26

16/09/2020 15:40

Scuola, è già chiusura: sciopero il 24 e 25 settembre e manifestazione il 26

Non c'è pace per la scuola. Dopo il faticoso inizio, è già ora di richiudere i battenti delle aule. Il 20 e 21 si svolgeranno le elezioni amministrarive e i referendum costituzionale. E, a seguire, una infornata di scioperi indetti da varie sigle sindacali. Lo sciopero del 24 e 25 settembre è stato indetto dalle sigle Unicobas, Usb per il settore educativo da zero a sei anni, Cobas Sardegna e Cub scuola. Alla protesta potrebbero aderire docenti, personale Ata, ausiliari, tecnici e amministrativi delle scuole e delle università. Tra le richieste dei sindacati si va dalle classi con al massimo 15 alunni a un piano serio e a lungo termine per mettere in sicurezza l’edilizia scolastica, dall’assunzione di 240mila insegnanti alla stabilizzazione di 150mila precari con tre anni di servizio attraverso un concorso, dall’aumento degli organici della Scuola dell’Infanzia alla stabilizzazione diretta degli specializzati di sostegno, dall’assunzione di almeno 50mila collaboratori scolastici all’incremento di 20mila fra assistenti amministrativi e assistenti tecnici. Le risorse, secondo i sindacati, sarebbero nel Ricovery Fund. Per il giorno successivo lo sciopero, quindi sabato 26 settembre, è in programma una manifestazione nazionale del Comitato “Priorità alla scuola” alla quale hanno dato il loro sostegno anche i sindacati rappresentativi del comparto scuola, da Cobas a Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda. La manifestazione è stata indetta “per riaffermare il ruolo centrale e prioritario della scuola e della conoscenza come condizione di crescita del Paese e per denunciare ritardi e incertezze che accompagnano l'avvio dell'anno scolastico, rischiando di comprometterne la riapertura in presenza e in sicurezza, obiettivo principale dell'azione sindacale condotta nella prolungata fase di emergenza”. "L’iniziativa del 26 è solo una manifestazione non uno sciopero, chi parla di sciopero sbaglia", ha chiarito Maddalena Gissi (Cisl). Francesco Sinopoli (Cgil) ha spiegato che il 25 settembre ci sarà un'assemblea dei quadri e il 26 la manifestazione. "Noi vogliamo essere protagonisti di questo cambiamento, la scuola così come è non ci piace e va cambiata", dicono i tre sindacati confederali. I sindacati della scuola Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda hanno indetto una conferenza stampa (dal titolo “Scuola quale ripartenza?”) per fare il punto sulla ripresa delle lezioni in aula. “Tutti chiediamo che sulla scuola ci sia quell'attenzione che anche questo governo non ha riservato. L'obiettivo deve essere rilanciare la scuola pubblica. La manifestazione del 26 settembre ha questo come tema", ha detto il segretario della Cgil Scuola, Francesco Sinopoli. Secondo lui, il governo ha accumulato ritardi: “Se le risorse si fossero stanziate a maggio, la riapertura sarebbe stata più semplice", ha detto. E sulle assunzioni ha aggiunto: “Ora è evidente che la strada da noi indicata era la più sensata". I sindacati hanno spiegato che sono state effettuate finora 30mila immissioni in ruolo di docenti su un contingente di 85mila (il 35,3 %), dato peggiore del 2019/20, quando a fronte di un contingente pari a 53.627 posti sono state effettuate 21.236 assunzioni (il 39,6%). Per il sostegno, su oltre 21mila posti, sono stati assunti meno di 2mila docenti. “I numeri sono impietosi, abbiamo un record storico di precari, sono oltre 210mila. È un record mondiale per il precariato", ha commentato Pino Turi, segretario Uil Scuola. Secondo i sindacati, sono solo 2.500 le assunzioni con la cosiddetta "chiamata veloce". "Sono rimaste 60mila cattedre vuote", ha lamentato anche Elvira Serafini dello Snals. “È arrivato il momento del dialogo: vanno messe da parte le ritrosie anche in vista del Recovery Fund", ha detto invece la segretaria della Cisl Scuola Maddalena Gissi.

“Non si può sapere per tempo la portata dell’adesione allo sciopero. Ci sono rischi di nuove interruzioni”, ha confermato Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi. Giannelli ha spiegato che “il preside non può sapere prima quali e quanti docenti aderiranno alla protesta”. In un’intervista al Messaggero, ha aggiunto che “indubbiamente la scuola potrebbe trovarsi nella condizione di non riuscire a garantire il servizio così come organizzato per portare avanti la didattica. Semplicemente significa che se non ci sono i docenti a scuola, le lezioni non vengono svolte”. Giannelli ha sottolineato che gli istituti saranno aperti, però ha avvertito: “I ragazzi entrano ma non è possibile sapere poi durante la giornata se le lezioni possono essere garantire. Quindi potrebbe anche accadere che i genitori vengano chiamati per andare a prendere i ragazzi, nel caso degli alunni minorenni. In questa fase, con le regole del distanziamento e l'impossibilità di accorpare le classi, diventa tutto più complicato”. In passato, infatti, “gli studenti rimasti senza docente venivano divisi in altre aule”, ma ora con le regole anti-coronavirus non è più possibile. “Presumo che i ragazzi dovranno uscire. Non ci sono infatti, in piena fase di avvio dell'anno, docenti in più nelle scuole a disposizione delle sostituzioni lampo", ha detto ancora Giannelli. Lo sciopero, ha concluso, "rischia di danneggiare le frange sociali più deboli. Penso alle tante famiglie in cui i genitori devono recarsi per forza a lavoro".