Ora il vaffa diventa reato

di di Marino Longoni mlongoni@class.it 12/08/2019 08:43

Ora il vaffa diventa reato

Paradossalmente, il governo nato anche dai vaffa di Beppe Grillo ha finito per approvare una legge che sanziona pesantemente qualsiasi vaffa nei confronti di tutti i pubblici uffi ciali, compresi l’insegnante o il controllore dei biglietti di Trenitalia. È questo uno degli effetti del decreto Sicurezza bis convertito in legge il 5 agosto dal parlamento. Il provvedimento, che introduce sanzioni pesantissime per i cosiddetti taxi del mare che pretendono di scaricare immigrati clandestini nei porti italiani, contiene infatti anche l’inasprimento delle sanzioni contro i violenti nei cortei o mette a ferro e fuoco strade e negozi con il pretesto di una marcia, contro il bagarinaggio e le violenze attuate nel corso di manifestazioni sportive. Ma la norma che ha fatto più discutere è quella che prevede l’esclusione della non punibilità per particolare tenuità del fatto quando si procede per i delitti di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale, di resistenza a pubblico uffi ciale e di oltraggio a pubblico uffi ciale nell’esercizio delle sue funzioni.

Il presidente della repubblica, Sergio Mattarella, nel promulgare la legge ha creduto bene di inviare un messaggio al parlamento nel quale stigmatizza una scelta legislativa che «impedisce al giudice di valutare la concreta offensività delle condotte poste in essere, il che, specialmente per l’ipotesi di oltraggio a pubblico ufficiale solleva dubbi sulla sua conformità al nostroordinamento e sulla sua ragionevolezza nel perseguire in termini così rigorosi condotte di scarsa rilevanza e che, come ricordato, possono riguardare una casistica assai ampia e tale da non generare allarme sociale». «In ogni caso», continua Mattarella «una volta stabilito, da parte del Parlamento, di introdurre singole limitazioni alla portata generale della tenuità della condotta, non sembra ragionevole che questo non avvenga anche per l'oltraggio a magistrato in udienza».

Toccherà ora al Parlamento valutare se e in che modo dare seguito a queste osservazioni del capo dello stato anche se, con una crisi di governo in corso e una prospettiva di elezioni anticipate, è molto probabile che le raccomandazioni di Mattarella finiscano sul lungo elenco delle buone intenzioni alle quali si porrà mano (forse) in un futuro remoto.

Anche perchè le depenilizzazioni dei reati minori (ultime, quelle del 1999 e del 2016) se da una parte hanno certamente contribuito a sgombrare i tavoli dei giuducu da procedimenti ritenuti di scarso allarme sociale, hanno finito anche per ingenerare nell'opinione pubblica il sospetto dell'impunità per i cosiddetti reati minori (confermato dalle notizie di scarcerazioni di colpevoli di fatti di violenza anche abbastanza gravi, riportate quasi quotidianamente dalla stampa). E non c'è dubbio che questo abbia contribuito a far aumentare il senso di insicureza avvertito dall'opinione pubblica, che quindi vede con favore un ritorno a sanzioni effettive nei confronti di comportamenti incivili, tanto più se attutati nei confronti di pubblici ufficiali, siano esse forze dell'ordine, vigili urbani, insegnanti o controllori di Trenitalia.

Difficile quindi che qualche forza politica trovi la forza per attenuare questo giro di vite, soprattutto in campagna elettorale. Anche perché le violenze nei confronti di chi non fa altro che il proprio dovere sono avvertite dalla maggioranza dei cittadini come particolarmente ripugnanti e indegne di un paese civile.

Non è detto che l’inasprimento delle sanzioni sia di per sé suffi ciente a cambiare un contesto sociale spesso al limite del degrado. Ma è certamente un segnale politico chiaro che, al di là delle sottolineature giuridiche di Mattarella, sembra incontrare il consenso di gran parte dell’opinione pubblica, spesso spettatrice di episodi di inciviltà o addirittura di violenza urbana che, grazie all’impunità, non fanno altro che esaltare chi li commette e intimorire chi li subisce o ne è anche solo un semplice spettatore. In ogni caso il segnale politico è chiaro: se negli ultimi anni gli interventi (approvati di solito da governi di sinistra) su questo tipo di reati erano stati quasi esclusivamente di depenalizzazione, ora si è voluto voltare pagina: lo Stato torna a pretendere rispetto per coloro che indossano una divisa o svolgono funzioni a favore della collettività. Bulli, arroganti, violenti prendano nota.

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