I nuovi Isa non si fidano del contribuente

di di Andrea Bongi e Francesco Zuech 10/09/2019 07:30

I nuovi Isa non si fidano del contribuente

Nuovi Isa: troppo negative le valutazioni sul passato del contribuente e poca flessibilità in caso di presenza, sul periodo d'imposta 2018, di elementi negativi di natura eccezionale. Quella appena descritta è una delle cose che lasciano maggiormente insoddisfatti dei nuovi indicatori sintetici di affidabilità fiscale che, a dispetto degli annunci, sembrano tenere conto soltanto in minima parte della «storia» del contribuente o meglio, laddove lo fanno, lo fanno al ribasso. Queste le osservazioni che emergono da una nota di Confimi Industria in cui l'associazione condivide l'appello di Anc, Adc e Cndcec per un'azione condivisa imprese e professionisti mirata applicazione opzionale per questo primo anno e al rispetto pieno dello Statuto del Contribuente.

Nel corso delle elaborazioni effettuate è piuttosto frequente infatti notare che a fronte di un passato di congruità e coerenza agli studi di settore, con tanto di ricavi/compensi elevati e buona redditività, si può facilmente incappare in un basso punteggio Isa 2018 soltanto perché in questo anno sono intervenuti eventi particolari (ma non per questo sintomo di evasione), quali, ad esempio, perdite su crediti di un certo impatto.

Se, dal punto di vista astrattamente teorico, può anche essere comprensibile convenire che il fisco sia portato a fidarsi poco di chi ha chiuso più anni in perdita (anche se meno bene la può prendere chi sta cercando di riemergere da una crisi effettiva).

Meno digeribile può risultare però il fatto che il fisco zavorri al ribasso il punteggio di chi ha avuto passati brillanti ma nel 2018, pur avendo avuto ricavi oltre la soglia stimata, è incappato in perdite su crediti che hanno spinto al ribasso il valore aggiunto e quindi il reddito.

Come dimostra l'esemplificazione in tabella, costruita su un caso reale, il contribuente in questione pur avendo ricavi e capacità produttiva ben superiori a quelli considerati sintomo di affidabilità fiscale, si trova relegato non solo al di sotto del punteggio che gli avrebbe permesso alcuni benefici premiali (quali ad esempio un più agevole recupero dei propri crediti verso il fisco) ma anche sotto il famigerato «6 virgola» che finisce per collocarlo fra i soggetti «poco affidabili» e a rischio di verifica fiscale.

Tutto ciò deriva semplicemente dal fatto che la perdita su crediti subita nel 2018 abbassa sotto la soglia stimata dal modello Isa il valore aggiunto con conseguente deprezzamento nel punteggio degli indicatori elementari e con la discesa in campo dell'indicatore di anomalia «Copertura delle spese per dipendente» che assume il valore di 1.

Una situazione a dir poco paradossale visto che il contribuente in questione, sempre congruo e coerente nei sette anni precedenti di studi di settore, finisce per subire oltre al danno della perdita su crediti, anche la beffa di un rischio di verifica fiscale.

Altri casi simili a quello ora illustrato potrebbero essere riproposti. Alcune di queste situazioni sono state oggetto anche di specifiche richieste di chiarimento all'Agenzia delle entrate che nel corso dei vari incontri ufficiali tenutisi sui nuovi indicatori (l'ultimo in ordine di tempo quello del 5 settembre scorso presso il consiglio nazionale dei consulenti del lavoro) dopo aver preso atto della situazione, si è limitata a raccomandare ai contribuenti di far presente tale anomalia nel quadro dedicato alle note aggiuntive.

Ovvio che quella sopra riportata è una «non risposta» o meglio una «non soluzione» ad un problema che è evidente e presente nei nuovi indicatori.

Da qui l'esigenza, manifestata da più parti, di considerare il 2018 come primo anno di utilizzo sperimentale dei nuovi indicatori evitando di dare corso ad attività di selezione e di accertamento in tutte quelle situazioni poco chiare o poco comprensibili in cui molti contribuenti si vengono a trovare.

Una simile soluzione dovrebbe essere accolta dall'Amministrazione con serenità, senza continuare a barricarsi dietro le solite giustificazioni della mancanza di coperture, nella consapevolezza che gli evasori vanno stanati, e su questo nessuno è contrario, ma senza continuare a gravare su chi invece lavora nella trasparenza. Quella delle coperture è una scusa che si ripete da decenni e che, se avesse l'effetto teorizzato, avrebbe già portato il bilancio dello Stato in ampio avanzo da parecchio tempo.

Anche i Garanti dei contribuenti non hanno accettato una simile giustificazione richiedendo nuovamente al Ministro di riconsiderare la sperimentalità degli Isa 2018.


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