Evasione fiscale, Confindustria propone una tassa del 2% sui prelievi al Bancomat

11/09/2019 15:20

Evasione fiscale, Confindustria propone una tassa del 2% sui prelievi al Bancomat

Sconti sull'uso delle carte di carta e penalizzazione/tassa sull'uso dei contanti. È la proposta operativa messa a punto dal Centro studi di Confindustria nell'ambito del dibattito su come recuperare gettito fiscale in preparazione della prossima legge di bilancio. La proposta punta a incentivare l'uso della moneta elettronica e disincentivare quello del contante per contrastare l'evasione fiscale. La proposta, si legge in una nota del Csc, non comporta oneri aggiuntivi netti per la finanza pubblica e può dare «un recupero di gettito attraverso la riduzione dell'evasione fiscale». Nello specifico, si propone un primo intervento di sconto sulle transazioni elettroniche, con un credito di imposta del 2% al cliente che paga con carta di pagamento. Un secondo intervento è invece costituito da una commissione sui prelievi di contante. «Sembra ragionevole assumere di esentare i prelievi mensili fino a 1.500 euro: ciò si traduce in un'esenzione dalla commissione per il 75% dei conti italiani. Applicando una commissione del 2% sui prelievi eccedenti tale soglia - stima il Csc -, si avrebbe un gettito annuale di circa 3,4 miliardi». «Negli ultimi anni sono stati fatti molti passi avanti in Italia nella lotta all’evasione fiscale, che ha portato gradualmente all’emersione di gettito. Ne è un esempio il recente intervento sulla fatturazione elettronica. Malgrado ciò, la perdita di gettito fiscale e contributivo è stimato ancora sopra ai 100 miliardi di euro (fonte Mef), solo in parte attribuibile a grandi evasori», evidenzia il Csc. «L’Italia è anche uno dei paesi dove meno diffuso è l’utilizzo di carte di pagamento: rispetto a una media europea superiore a 100 transazioni pro-capite annue, in Italia ne vengono effettuate meno della metà», prosegue il Csc, sottolineando che «l’utilizzo maggiore di metodi di pagamento digitale può far emergere gettito fiscale modificando le abitudini di spesa dei consumatori finali».